Babywearing letteralmente significa ‘indossare i bambini’. È un termine inglese solo perché in italiano sarebbe una frase più lunga, ma non meno significativa: ‘portare i bambini’ rende lo stesso molto bene l’idea e aggiunge anche una sfumatura importante, nel senso che i bambini si possono portare sia in braccio che con l’aiuto di un supporto.

Portare in braccio è un’attività universale: ogni essere umano è stato portato in braccio da neonato. Qualcuno molto poco, qualcun altro moltissimo; le differenze nella quantità e nella qualità delle ‘braccia’ che hanno avvolto un neonato sono ben visibili anche in un adulto, ma questa è decisamente un’altra storia.

Quando le braccia sono stanche che si fa? Ci si aiuta con un supporto. Gli strumenti che sono stati pensati per tenere i bambini addosso al corpo di qualcun altro sono tanti quanti sono i popoli della terra. Ognuno ha il suo, adatto a quel clima, a quel tipo di vita e di abbigliamento, a quel tipo di famiglie.

Dato che nel nostro mondo occidentale abbiamo da qualche generazione perso questa pratica, abbiamo dovuto reinventarci una tradizione e l’abbiamo fatto al modo degli occidentali, ovvero andando a vedere come avevano fatto altrove e adattando le pratiche tradizionali al nostro modo di vivere.

Nascono così all’inizio degli anni ’70 in Germania e in Svezia le prime ditte che si occupano di supporti portabebè e i primi modelli di fasce e marsupi vengono pensati e prodotti da genitori alle prese con i propri figli e le incombenze quotidiane. Anche se all’inizio sembrano strani marchingegni (e anche un po’ da fricchettoni hippie), il successo non tarda a mancare e col nuovo millennio diventano anche in gran parte del mondo occidentale un corredo necessario ad accogliere ogni nuova vita (faccio tutte queste specifiche su occidente vs resto del mondo perché nella gran parte del globo terracqueo i bambini continuano a essere portati in modo tradizionale senza particolari problemi…).

Insieme alla ‘nuova’ pratica del babywearing comincia anche un approccio scientifico alla materia e cominciano a essere studiati alcuni aspetti: la posizione del bambino, la postura del genitore, gli effetti del contatto sull’attaccamento (bugia…questi sono stati studiati già dall’inizio del ‘900…), lo sviluppo delle anche, la frequenza cardiaca. E nascono anche tanti nuovi supporti, mille colori e tessiture, materiali diversi, un mercato davvero in forte espansione.

Con alla base sempre un bambino in braccio ad un adulto.

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