Alle volte le cose più semplici sono sotto i nostri occhi da sempre; eppure fatichiamo a unire i puntini…

Sin dalle elementari studiamo le classificazioni del genere animale e ci sembra assolutamente sensato quello che ci dicono quando arriviamo ai mammiferi: che sono esseri complessi, molto evoluti, di moltissime forme e habitat, erbivori carnivori onnivori etc. , ma la caratteristica principale che accomuna tutti, ma proprio tutti tutti i mammiferi, è una sola: la mamma! quindi una gravidanza uterina, un allattamento, uno svezzamento , un modo di occuparsi della prole a volte anche molto diverso tra le specie, ma comunque caratterizzato da un istinto e da un attaccamento.

Spoiler: meno è evoluta la specie, più è forte l’istinto, meno variazioni sono possibili nel comportamento materno. Quindi vale anche il contrario: più è evoluta la specie, meno forte è l’istinto, più il comportamento materno varia in base alla propria esperienza e ai fattori esterni.

Da ragazzina ero affascinata dai documentari sugli animali , in particolare mi colpivano proprio quelli sui mammiferi. Mi ricordo i pomeriggi afosi dell’estate padana a guardare i primi piani delle foche sull’antartide, radunate a decine di migliaia sulle spiagge e stupirmi mentre l’operatore raccontava di come queste foche a fine gravidanza cercassero la terra ferma per partorire, di come poi annusassero e leccassero il loro fochino prima di allattarlo e dopo un paio d’ore dal parto se ne andassero nell’oceano a nutrirsi. Al loro ritorno, svariate ore dopo, ritrovavano il loro fochino, tra migliaia e migliaia di fochini tutti uguali. Mi dicevo: ma che mamme straordinarie sono le foche!!! senza mani, senza piedi, una sola mammella che spunta dal fianco e questo istinto straordinario di essere in grado di riconoscere il loro cucciolo!!!! il giornalista spiegava che questa cosa si chiamava ‘imprinting’ e io ero rapita da questa forza potente che legava mamma foca al suo fochino.

Poi sono diventata mamma anche io e all’improvviso mi sono accorta che c’erano delle cose che provavo che non erano in sintonia con quello che mi dicevano gli operatori sanitari e i vicini di casa: mi dicevano ‘mettilo giú’, ‘allatta ogni 3 ore’, ‘si deve abituare a stare da solo’. Ma io lo volevo tenere in braccio, quando piangeva lo volevo attaccare al seno, quando si addormentava sulla mia pancia mi rilassavo. Mi ha assalito questo pensiero: ma perché le femmine di essere umano dovevano funzionare diversamente?! perché io non avrei dovuto aver bisogno di un tempo per annusare e ‘leccare’ il mio bambino per sentirlo davvero mio? e il mio bambino come avrebbe potuto capire che io sono io se non mi avesse annusato e ciucciato per bene?

E così ho cominciato a cercare e a leggere e ho scoperto una cosa altrettanto straordinaria: l’istinto materno umano non é una specie di Spirito Santo che ti discende come fulmine sulla testa il giorno che scopri di essere incinta o addirittura il giorno del parto. É piuttosto una presa di coscienza lenta e fatta di piccoli passi avanti e altrettanti indietro, è la capacità di correggere il tiro quando ci si accorge che le cose non funzionano, è quella sensazione di pienezza quando invece si raggiunge un po’ di serenità e competenza nel proprio (nuovo) ruolo.

É un lungo viaggio fatto di tante tappe, insieme.

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