[la storia di M. e della sua mamma]

c’era una volta una mamma, con una bimbina di 15 giorni e un fratellone di 3 anni.

La mamma mi racconta che il viaggio per la vita di M. è stato lungo e difficile (com’era quella leggenda che il secondo parto fa l’effetto ‘saponetta’?!): non era il suo momento, non era il loro momento.

M. nasce dopo due giorni di travaglio indotto finito in un cesareo d’urgenza. A un giorno di vita comincia a vomitare sangue: gastrite ulcerosa, gastroprotettori e un pianto potente e doloroso che accompagna ogni minuto della giornata.

La mamma ha bisogno delle mani libere, c’è un fratello ancora piccolo, viene da me in cerca di aiuto.

Dopo averla ascoltata e accolta, troviamo un supporto e impariamo a metterla. 

La mamma è speranzosa ma anche scettica: sa bene come sono le condizioni di salute della sua bimba.

Troviamo una posizione nuova per M., diversa da tutto quello che la mamma aveva visto in giro e che le avevano raccontato.

M. si lascia avvolgere, si rilassa, si addormenta.

La mamma le accarezzara la schiena, con le mani finalmente libere, e comincia a sorridere, poi ridere, poi piangere: è la prima volta in 15 giorni che M. dorme così, senza urla da aquila, senza contorcersi, senza la disperazione di sua mamma.

La mamma si guarda allo specchio e nota che M. non è in quella posizione delle foto che vede degli altri bimbi. E il segreto è proprio questo: ogni bambino ha la ‘sua’ posizione, il ‘suo’ modo di stare in braccio a sua mamma. 

Il mio mestiere è fare in modo che entrambi stiano bene, anche quando ci sono grandi difficoltà all’inizio, come M. in braccio alla sua mamma.

In questo articolo raccontavo un po’ di cose sulle posizioni dei neonati (e sul fronte mondo).

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