[ovvero: perché sto studiando il fronte mondo] Come sapete, non smetto mai di leggere, studiare e ricercare. Nel corso degli ultimi mesi mi sono a lungo interrogata su una posizione specifica del babywearing: il fronte mondo. Con ‘fronte mondo’ si intende una posizione specifica del bambino sul corpo dell’adulto, ovvero con la schiena del bimbo contro la pancia dell’adulto. Questa posizione è assai frequente quando si porta in braccio, con delle differenze notevoli nella postura e nella comodità sia per il portatore che a seconda dell’età del bambino. Molti genitori possono testimoniare come questa posizione in braccio, in alcune situazioni, faccia calmare immediatamente il loroLeggi di più ->

Nel gruppo delle colleghe professioniste del babywearing già l’anno scorso riflettevamo sul fatto che sentivamo le parole ‘fisiologico’ e ‘ergonomico’ utilizzate come sinonimi, per indicare sia una postura che un modo di indossare un supporto, che per definire il supporto stesso. Però, però, davvero sono sinonimi? Trovo su wikipedia queste due definizioni: ‘L’ergonomia è quella scienza che si occupa dello studio dell’interazione tra individui e tecnologie‘ ‘La fisiologia è la branca della biologia che studia il funzionamento e l’anatomia degli organismi viventi‘ Quindi mi chiedo: come usiamo queste due parole? Il discorso è molto lungo e complesso, me ne rendo conto. L’interesse verso la materia,Leggi di più ->

Una collega, che stimo molto, un giorno mi ha detto: ‘sai che c’è? in fin dei conti, in un mondo perfetto, il nostro lavoro non esisterebbe, saremmo inutili’. Questa sua frase mi ha fatto pensare molto, soprattutto perché ho capito da dove viene. Studiando il babywearing nel mondo, sappiamo bene che è una pratica che appartiene a molte culture, nelle quali si tramanda appunto attraverso la pratica: ai bambini di 5-6 anni , essi stessi portati dalla nascita, viene insegnato a portare i fratelli/sorelle più piccoli, o i cugini/e. Da genitori hanno già interiorizzato questa pratica, che adottano poi con i loro figli, magari aiutatiLeggi di più ->

Recentemente, durante una consulenza allattamento, mi sono scoperta a ripetere più volte questa frase: quello che non ti dicono. Talmente tanto che ho pensato che sarebbe stato un fantastico titolo per un libro! L’allattamento al seno è incredibilmente il centro di interesse di un sacco di diversi soggetti e nell’immaginario collettivo il responsabile di un sacco di ‘mali’: se ti cadono i capelli dopo la gravidanza è perché allatti, se il bimbo piange spesso è perché allatti (o perché non allatti, o perché allatti troppo, o perché allatti troppo poco…), se hai la pelle spenta, mal di schiena, stanchezza, è sempre perché allatti! A quanteLeggi di più ->

[io ti sento…tu mi senti?!]  Una delle basi fondamentali su cui si regge il mio lavoro è l’importanza del contatto, concetto che viene sviscerato in ogni sua forma e manifestazione e che ribadisco ad ogni incontro. Io poi sono una vera smanazzona e mi è sempre sembrato logico come discorso, anche nel mio lavoro. Guardavo con una certa distratta superficialità le colleghe che fin da subito e in tempi non sospetti si sono proposte con le consulenze a distanza, dicendomi che sì, in effetti molti luoghi della nostra bella Italia non sono così semplici da raggiungere e grazieaddio abbiamo la tecnologia che ci supporta inLeggi di più ->

[Disclaimer -> questo è un articolo divulgativo, non scientifico. Ci sono anche altri modi per ‘perdere calore’ e c’entra anche l’umidità dell’ambiente, il vento,…, ma è un po’ lunghetto da spiegare tutto qui.] “L’ho messo giù perché sudavamo tantissimo! Almeno così stiamo più freschi!” …sicura sicura che stia più fresco!? E invece ti dico che in braccio a te, possibilmente senza vestiti addosso, sta più fresco che in qualunque altro posto. il motivo è questo: i neonati hanno poca superficie corporea in relazione al metabolismo, che quindi è molto veloce per poter permettere al corpo di funzionare regolarmente. in particolare, la parte del corpo piùLeggi di più ->

Oggi vi voglio parlare di John Bowlby e delle teorie dell’attaccamento, uno di quei settori della ricerca scientifica nell’ambito della psicologia che furono attaccate e criticate quando uscirono e che successivamente vennero riconosciute come baluardi del sapere, e mai più messi in discussione. Attualmente vengono date del tutto per accreditate, con tanto di congressi in giro per il mondo. La teoria che Bowlby ha sviluppato già negli anni ’40, e poi ripreso per tutto il corso della sua carriera, parte da un presupposto tanto semplice quanto rivoluzionario, per i suoi tempi. Vi ricordate il discorso delle foche e dei fochini? Bowlby si accorge chiaramente diLeggi di più ->

Alle volte le cose più semplici sono sotto i nostri occhi da sempre; eppure fatichiamo a unire i puntini… Sin dalle elementari studiamo le classificazioni del genere animale e ci sembra assolutamente sensato quello che ci dicono quando arriviamo ai mammiferi: che sono esseri complessi, molto evoluti, di moltissime forme e habitat, erbivori carnivori onnivori etc. , ma la caratteristica principale che accomuna tutti, ma proprio tutti tutti i mammiferi, è una sola: la mamma! quindi una gravidanza uterina, un allattamento, uno svezzamento , un modo di occuparsi della prole a volte anche molto diverso tra le specie, ma comunque caratterizzato da un istinto eLeggi di più ->

Se pensi che un professionista ti costi troppo, è perché non sai alla fine quanto ti costerà un incompetente In un mondo ideale, la società tutta avrebbe a cuore le proprie madri e i propri figli (ok, avrebbe a cuore anche i padri, nello stesso modo, ma facciamo un articolo alla volta…). Sono infatti i figli che garantiscono la continuità della specie e, per poter prosperare, ogni branco/gruppo/comunità ha il riprodursi come obiettivo primario, subito dopo il mangiare.  E davvero non c’è niente di più legato alla cultura e alla società del modo di allevare i bambini, non vi è (quasi) niente di ‘naturale’ néLeggi di più ->

Babywearing letteralmente significa ‘indossare i bambini’. È un termine inglese solo perché in italiano sarebbe una frase più lunga, ma non meno significativa: ‘portare i bambini’ rende lo stesso molto bene l’idea e aggiunge anche una sfumatura importante, nel senso che i bambini si possono portare sia in braccio che con l’aiuto di un supporto. Portare in braccio è un’attività universale: ogni essere umano è stato portato in braccio da neonato. Qualcuno molto poco, qualcun altro moltissimo; le differenze nella quantità e nella qualità delle ‘braccia’ che hanno avvolto un neonato sono ben visibili anche in un adulto, ma questa è decisamente un’altra storia. QuandoLeggi di più ->