Recentemente, durante una consulenza allattamento, mi sono scoperta a ripetere più volte questa frase: quello che non ti dicono. Talmente tanto che ho pensato che sarebbe stato un fantastico titolo per un libro! L’allattamento al seno è incredibilmente il centro di interesse di un sacco di diversi soggetti e nell’immaginario collettivo il responsabile di un sacco di ‘mali’: se ti cadono i capelli dopo la gravidanza è perché allatti, se il bimbo piange spesso è perché allatti (o perché non allatti, o perché allatti troppo, o perché allatti troppo poco…), se hai la pelle spenta, mal di schiena, stanchezza, è sempre perché allatti! A quanteLeggi di più ->

[io ti sento…tu mi senti?!]  Una delle basi fondamentali su cui si regge il mio lavoro è l’importanza del contatto, concetto che viene sviscerato in ogni sua forma e manifestazione e che ribadisco ad ogni incontro. Io poi sono una vera smanazzona e mi è sempre sembrato logico come discorso, anche nel mio lavoro. Guardavo con una certa distratta superficialità le colleghe che fin da subito e in tempi non sospetti si sono proposte con le consulenze a distanza, dicendomi che sì, in effetti molti luoghi della nostra bella Italia non sono così semplici da raggiungere e grazieaddio abbiamo la tecnologia che ci supporta inLeggi di più ->

[Disclaimer -> questo è un articolo divulgativo, non scientifico. Ci sono anche altri modi per ‘perdere calore’ e c’entra anche l’umidità dell’ambiente, il vento,…, ma è un po’ lunghetto da spiegare tutto qui.] “L’ho messo giù perché sudavamo tantissimo! Almeno così stiamo più freschi!” …sicura sicura che stia più fresco!? E invece ti dico che in braccio a te, possibilmente senza vestiti addosso, sta più fresco che in qualunque altro posto. il motivo è questo: i neonati hanno poca superficie corporea in relazione al metabolismo, che quindi è molto veloce per poter permettere al corpo di funzionare regolarmente. in particolare, la parte del corpo piùLeggi di più ->

Oggi vi voglio parlare di John Bowlby e delle teorie dell’attaccamento, uno di quei settori della ricerca scientifica nell’ambito della psicologia che furono attaccate e criticate quando uscirono e che successivamente vennero riconosciute come baluardi del sapere, e mai più messi in discussione. Attualmente vengono date del tutto per accreditate, con tanto di congressi in giro per il mondo. La teoria che Bowlby ha sviluppato già negli anni ’40, e poi ripreso per tutto il corso della sua carriera, parte da un presupposto tanto semplice quanto rivoluzionario, per i suoi tempi. Vi ricordate il discorso delle foche e dei fochini? Bowlby si accorge chiaramente diLeggi di più ->

Alle volte le cose più semplici sono sotto i nostri occhi da sempre; eppure fatichiamo a unire i puntini… Sin dalle elementari studiamo le classificazioni del genere animale e ci sembra assolutamente sensato quello che ci dicono quando arriviamo ai mammiferi: che sono esseri complessi, molto evoluti, di moltissime forme e habitat, erbivori carnivori onnivori etc. , ma la caratteristica principale che accomuna tutti, ma proprio tutti tutti i mammiferi, è una sola: la mamma! quindi una gravidanza uterina, un allattamento, uno svezzamento , un modo di occuparsi della prole a volte anche molto diverso tra le specie, ma comunque caratterizzato da un istinto eLeggi di più ->

Se pensi che un professionista ti costi troppo, è perché non sai alla fine quanto ti costerà un incompetente In un mondo ideale, la società tutta avrebbe a cuore le proprie madri e i propri figli (ok, avrebbe a cuore anche i padri, nello stesso modo, ma facciamo un articolo alla volta…). Sono infatti i figli che garantiscono la continuità della specie e, per poter prosperare, ogni branco/gruppo/comunità ha il riprodursi come obiettivo primario, subito dopo il mangiare.  E davvero non c’è niente di più legato alla cultura e alla società del modo di allevare i bambini, non vi è (quasi) niente di ‘naturale’ néLeggi di più ->

Babywearing letteralmente significa ‘indossare i bambini’. È un termine inglese solo perché in italiano sarebbe una frase più lunga, ma non meno significativa: ‘portare i bambini’ rende lo stesso molto bene l’idea e aggiunge anche una sfumatura importante, nel senso che i bambini si possono portare sia in braccio che con l’aiuto di un supporto. Portare in braccio è un’attività universale: ogni essere umano è stato portato in braccio da neonato. Qualcuno molto poco, qualcun altro moltissimo; le differenze nella quantità e nella qualità delle ‘braccia’ che hanno avvolto un neonato sono ben visibili anche in un adulto, ma questa è decisamente un’altra storia. QuandoLeggi di più ->

C’è un termine bellissimo inglese per definire questa sensazione che ti prende da metà gravidanza in avanti ed è ‘nesting’: significa ‘fare il nido’. A volte manco ce ne accorgiamo, a volte è un istinto fortissimo: ‘fare il nido’ significa fare spazio fuori e dentro di noi per la nuova vita che arriva, preparare un luogo e un tempo in cui non saremo più uno dentro l’altra ma uno accanto all’altra. Insomma, vogliamo arrivare preparate a questo appuntamento con quella persona che prima non c’era e adesso è qui. Tra le cose a cui pensiamo, insieme alla borsa per l’ospedale e alla cameretta, sempre piùLeggi di più ->

Quante volte ormai mi è stata fatta questa domanda…ho cominciato la prima formazione nel babywearing nel 2013 e, nonostante non sia affatto strano vedere un bimbo in fascia o marsupio, ancora non è del tutto chiaro che tipo di lavoro sia la ‘professionista del babywearing’. Di primo acchito sembra uno di quei mestieri nuovi e un po’ strani che girano intorno alle mamme e ai bambini, e invece quella di portare i bambini sul corpo di una persona è una pratica antica come l’uomo. Con la differenza che nel mondo occidentale, per la gran parte, questa pratica è andata perduta e non è più cosìLeggi di più ->

Quando li guardo tutti insieme, non ci credo che li ho fatti davvero io… Mi chiamo Chiara e ho due vite: una prima dei figli e una dopo i figli. Questo non mi rende diversa dalle milioni di mamme che vivono su questa terra, se non il fatto che mi piace molto parlare e scrivere e – soprattutto – condividere la mia materia di studio preferita: il contatto. “Possiamo affrontare mari pericolosi se abbiamo la certezza di un porto sicuro”  Mary Ainsworth Quante cose avrei fatto diversamente se avessi saputo prima cosa mi aspettava? Come avrei affrontato gravidanza, parto, puerperio e l’infanzia del mio primoLeggi di più ->