[ovvero: perché sto studiando il fronte mondo]

Come sapete, non smetto mai di leggere, studiare e ricercare. Nel corso degli ultimi mesi mi sono a lungo interrogata su una posizione specifica del babywearing: il fronte mondo.

Con ‘fronte mondo’ si intende una posizione specifica del bambino sul corpo dell’adulto, ovvero con la schiena del bimbo contro la pancia dell’adulto. Questa posizione è assai frequente quando si porta in braccio, con delle differenze notevoli nella postura e nella comodità sia per il portatore che a seconda dell’età del bambino.

Molti genitori possono testimoniare come questa posizione in braccio, in alcune situazioni, faccia calmare immediatamente il loro bambino. Altrettanto di frequente questa predilezione dei bimbi viene giustificata con la curiositá verso l’esterno del bambino stesso.

Quando si parla di babywearing, però, iniziano le discussioni…. Molte aziende produttrici di supporti strutturati, a fronte della sempre crescente richiesta dei genitori, si sono adeguate proponendo supporti che permettessero questa posizione. Alcune hanno optato per supporti a seduta stretta, altre per sostegni/imbottiture aggiuntivi su cui sostanzialmente ‘sedere’ i bambini. Queste soluzioni sono state apertamente osteggiate dalle scuole di babywearing, spesso con motivazioni convincenti, tanto da diventare nell’immaginario comune dei veri e propri ‘dogmi’: guai a metterli in discussione!

….però…però…sempre più spesso la posizione fronte mondo viene criticata aggiungendo un giudizio di qualità sul genitore, e questo non mi piace per niente.

I genitori che cercano di assecondare una propensione del loro bambino vengono spesso bollati come ‘pigri’ o che ‘che danneggiano i loro bimbi’ o ‘incapaci di utilizzare un babywearing sano’: tutti giudizi estremamente dannosi per chi li riceve, che continuano a rafforzare l’idea che esista un genitore di serie A – consapevole, informato, attento, che segue la ‘retta via’ – e un genitore di serie B – pigro, inaffidabile, incapace, che sceglie la strada più comoda, anche se questo ‘danneggia’ il suo bambino. Questi giudizi si riflettono anche sul babywearing, in quanto pratica di accudimento.

Da professionista del babywearing il mio compito è venire incontro alle esigenze dei genitori e accompagnarli verso un babywearing comodo per tutti – portato e portatore – e adatto alla situazione specifica della famiglia che incontro. Devo poter adattare le tecniche ad un genitore su una sedia a rotelle, ad un bimbo con un gesso ingombrante, ad un genitore senza un arto, ad un bimbo ipotonico, e per ogni situazione devo essere in grado di trasformare il babywearing in un modo che sia sicuro e piacevole per quella loro particolare condizione. Soprattutto: devo fare quanto in mio potere per far sentire quel genitore accolto e assolutamente normale nel suo desiderio di fare il meglio per se e per il suo bimbo.

Per adattare le mie conoscenze alle realtà che incontro non posso fare altro che procedere con il metodo scientifico: metto in discussione una tesi, la confuto, la tiro da ogni lato e vedo se ‘regge’, raccolgo dati e numeri e li confronto.

Allo stesso modo, da consulente in allattamento devo essere in grado di accompagnare una madre non solo a continuare nel suo percorso di allattamento, ma anche a terminarlo, se questo è il suo desiderio, senza tentare di convincerla nè in un senso né in un altro, ma fornendole le informazioni necessarie a prendere una decisione consapevole per se e il suo bambino.

Ecco perché studio il fronte mondo e perché ne parlo come una delle possibilità di portare i propri bambini: non è mio il compito di giudicare le scelte di una famiglia, né quello di avere la verità in tasca.

Io accolgo e accompagno nel percorso che ogni famiglia sceglie per se.

Per questi motivi, inoltre, mi interessa moltissimo confrontarmi con colleghe e altre professioniste – anche di altri settori – per analizzare e sviscerare e provare e sperimentare e capire come arricchire la nostra ‘cassetta degli attrezzi’ di strumenti adatti a rendere il babywearing accessibile ad ogni genitore e ad ogni bambino.

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